Sri Aurobindo

Sri Aurobindo
La vita Aurobindo Ghosh, terzogènito di cinque figli, nasce a Calcutta all’alba del 15 agosto 1872. Suo padre a sette anni lo invia in Inghilterra a “studiare seriamente”, come allora si usava. Dotato di una straordinaria intelligenza, fra molteplici difficoltà materiali, assimila rapidamente, a Mancester, Londra e poi a Cambridge, la letteratura greca e latina sui testi originali. Apprende perfettamente la lingua inglese. Studia per proprio conto francese, italiano, tedesco, spagnolo, ma scopre anche il sanscrito ed il bengalese, sua lingua natale, prendendo coscienza dello stato socio-politico della patria natia: l’India sotto il dominio coloniale inglese. Nel 1893 a 21 anni con una laurea in tasca, ritorna in patria. Si immerge ancor più nello studio del sanscrito, del bengalese e di altri idiomi indiani moderni, ma inizia anche ad occuparsi di politica. Dopo alcuni anni passati a Baroda come segretario del Marajà e professore di francese all’università, Aurobindo si trasferisce a Calcutta per darsi completamente alla lotta politica volta all’affrancamento della India dal giogo britannico. Nel 1904, colpito dal potere di guarigione dimostrato da un Sadhu (monaco itinerante) nel guarire suo fratello Barin morente, intraprende, allo scopo di acquisire maggior potere sulle dinamiche della realtà materiale, la pratica dello Yoga. Nel Dicembre 1907 chiede e riceve l’iniziazione di un bhakti yogi (yogi della devozione) Visnù Baskar Lele, conquistando in tre giorni il silenzio della mente, ed il Nirvana. Aravinda Gosh l’uomo muore, nasce Sri Aurobindo. Tuttavia Sri Aurobindo non si ritira dal mondo, intensifica contrariamente gli incontri politici con nuova energia e rinnovata visione. Diviene rapidamente un temuto nemico degli inglesi che faranno di tutto per poterlo fermare. Nel maggio 1908, infatti, viene arrestato dalla polizia britannica con l’accusa di aver partecipato ad un attentato; resta imprigionato nel carcere di Alipore un anno in attesa di un processo che incredibilmente lo vedrà assolto. Il periodo di detenzione forzata, permette a Sri Aurobindo di dedicarsi allo yoga in modo più intenso e concentrato. Vive un anno di profonde esperienze di cui la più importante è la realizzazione del Divino Immanente in ogni cosa. Scarcerato, dopo le esperienze in prigione, sente che l’impegno politico sta per terminare e che un altro lavoro più alto lo attende. Nel contempo deve ben guardarsi dalla polizia segreta britannica che, non vinta, attende il momento propizio per catturarlo e farlo sparire fisicamente dalla scena politica. Il 4 aprile 1910 infatti, con la polizia alle calcagna, fugge segretamente dal porto di Chandernagore, vicino Calcutta, con un fedele amico e discepolo, alla volta di Pondicherry, allora protettorato francese, dove lo attendono altri giovanissimi fedeli amici.Per tre mesi Sri Aurobindo fa vita da recluso, non vuole visite, resta in silenzio. Vi sono tuttavia delle eccezioni: due incontri con un politico francese tale Paul Richard, venuto a Pondicherry da Parigi per guidare una campagna elettorale. Gli interessi di Richard in effetti non erano soltanto politici, l’occultismo ed i misteri esoterici lo affascinavano. L’incontro fra Sri Aurobindo e Paul Richard ha conseguenze amplissime e fondamentali.Quattro anni dopo, nel marzo 1914, per la propria candidatura elettorale ritorna a Pondicherry con sua moglie Mira Alfassa ed un progetto: convincere Sri Aurobindo a pubblicare insieme una rivista di grande sintesi filosofica e spirituale per l’occidente. Sri Aurobindo accetta e dal 1914 al 1921 prende vita l’Arya che nasce col primo numero il 15 agosto 1914, giorno dei 42 anni di Sri Aurobindo. Scrive cinquemila pagine, nascono capolavori come The Life Divine, The Synthesis of Yoga, Essays on the Gita. Ma ancor più che l’incontro con Richard si rivela di fondamentale importanza la conoscenza della moglie Mira Alfassa che diverrà, più tardi la sua controparte nel lavoro yogico da lui intrapreso e che chiamerà Mère, la Madre.
Nel Novembre del 1920 un uragano infrange il tetto della casa di Mira, mettendola in pericolo, Sri Aurobindo la invita a rifugiarsi presso di lui. Mira entra ufficialmente a far parte del gruppo che vive intorno a Sri Aurobindo e non lo lascerà mai più. Una simbiosi di magnifiche realizzazioni spirituali seguiranno.
Mira si prende cura della vita pratica del maestro e del gruppo di discepoli, dando la possibilità a Sri Aurobindo di dedicarsi completamente al suo lavoro yogico, nasce Mère, la Madre. Nel 1926 Sri Aurobindo, attorno al quale ormai si è raccolto un consistente numero di ricercatori spirituali indiani e occidentali, decide di ritirarsi al fine di poter penetrare nelle radici del problema della trasformazione interiore ed esteriore dell’uomo, calarsi cioè nelle più oscure parti della materia, gli strati più incoscienti e primordiali dell’essere, per svelare anche laggiù la stessa luminosa Forza supramentale divina. L’Ashram, ormai nato, è tutto nelle mani della Madre, esso crescerà e si espanderà. Sri Aurobindo chiuso nella sua stanza – vi resterà tutto il resto della sua vita senza più uscirne – si batte contro i Poteri delle Tenebre, insufflando con altissime alchimie sottili la sua forza interiore e spirituale sugli eventi mondiali. Seguirà le migliaia di discepoli, che lo seguono convinti; la Madre definisce questo insieme di persone “campionario delle resistenze della Terra”.
Scrive Savitri un immenso poema mantrico, trentunomila versi, dove, in forma divinamente ispirata, descrive simbolicamente tutto il lavoro che la trasformazione comporta, lavoro immenso che lo vedrà,quasi completamente cieco, impegnato nella stesura fino al termine della sua vita. Il 5 dicembre del 1950 lascia il corpo (Samadhi), “per andare a lavorare dall’altra parte”, come egli aveva detto alla Madre, per affrettare la venuta del Sopramentale, lasciando Lei come legame fisico necessario al compimento del lavoro. Infatti le condizioni a cui la Terra e la sua umanità sono giunte hanno determinato l’inderogabile bisogno di una vitale svolta per un cambiamento di stato non più rinviabile.
MIRRA ALFASSA, a cui Aurobindo diede il nome di Mère, nacque a Parigi il 21 febbraio 1878. Il padre era di nazionalità turca, la madre egiziana. Mirra ricevette un’educazione di impronta positivista e materialistica. Dirà di sé stessa: “Ero atea fino al midollo” … “Avevo la più solida delle basi: niente immaginazioni, niente atavismo mistico…” “Però c’era in me una volontà di perfezione, il senso di una coscienza senza limite”.Aveva grande attitudine all’arte: studiò musica e pittura, imparò a suonare il pianoforte. Fin dall’infanzia Mirra sperimentò, in modo assolutamente spontaneo e naturale, esperienze non comuni, quelle che vengono chiamate paranormali ( abbandono del corpo materiale, viaggi nelle dimensioni sottili, chiaroveggenza ecc…). A diciannove anni si sposò con Henry Morrisset. Insieme al marito, che faceva il pittore, frequentò Rodin, Renoir, Degas ed altri pittori impressionisti,Lei stessa racconta che incontrò Sri Aurobindo (che le era assolutamente sconosciuto) in sogno verso il 1904: Questi sogni si ripetevano di frequente, senza che Mirra potesse dare loro una spiegazione. Nello stesso periodo Mirra incontrò Max Theon, esperto esoterista che pubblicava la “Rivista Cosmica”, che riuscì a spiegarle, per la prima volta, il senso delle sue esperienze.Soggiornò per tre anni a Tlemcen con Thèon e la moglie. In questo periodo si dedicò allo studio dell’ esoterismo ed alla pratica, sotto la guida esperta di Thèon, che era dotato per altro di notevoli poteri.
Per circa cinque anni, a Parigi, Mirra collaborò alla “Rivista Cosmica”, scambiando esperienze ed intuizioni in piccoli gruppi di lavoro esoterico.Dopo il divorzio da Morrisset (1908), conobbe il filosofo Paul Richard, che sposò nel 1910. Nel 1914 lo seguì a Pondicherry, dove egli si recò per banali motivi di carriera (era candidato alle elezioni in quel collegio d’oltremare).In questa occasione Mirra, il 29 marzo 1914, incontrò di persona Sri Aurobindo e lo riconobbe come Colui che vedeva la notte nei suoi sogni, e che aveva addirittura pensato potesse essere Krishna. Mirra e Paul Richard fondarono nel 1914 la rivista bilingue “Arya”, a disposizione di Sri Aurobindo, per far conoscere il pensiero, le esperienze e rivelazioni del Maestro, anche in traduzione francese.Per un intero anno, ogni giorno, Mirra frequentò Sri Aurobindo; poi, il 22 febbraio 1915 ripartì con il marito. Dopo aver trascorso un anno in Francia si imbarcò per il Giappone, dove rimase 4 anni.
Il 24 aprile 1920 Mirra ritornò definitivamente a Pondicherry, resterà accanto a Sri Aurobindo, per proseguire insieme a lui la sua opera, fino all’abbandono del corpo materiale.
Sri Aurobindo non aveva l’intenzione di fondare un Ashram, ma si era formato spontaneamente un gruppo di discepoli: in quel periodo una decina, poi 24 nel 1926, e poi sempre di più fino a diventare centinaia. “…La totalità della trasformazione non può essere raggiunta attraverso un solo corpo. Se si vuole avere un’azione generale, ci vuole almeno un minimo di persone fisiche.” Così Sri Aurobindo enuncia la ragione del formarsi dell’ashram, che si stava costituendo. Sri Aurobindo affidò a Mére, come da quel momento chiamò Mirra, la direzione quotidiana e concreta dell’Ashram. Era il 24 novembre 1926, Sri Aurobindo si ritirò nella propria stanza, senza praticamente uscirne più. ” Senza di Lui io non esisterei, senza di me Lui sarebbe immanifesto” Così diceva Mère. E Sri Aurobindo: “Tutte le mie realizzazioni sarebbero rimaste teoriche, se la Madre non avesse indicato il modo di dar loro una forma pratica.” Il lavoro pratico organizzativo crebbe notevolmente all’ashram, che durante la guerra aveva accolto numerosi bambini e donne, Mère comunque continuò, con Sri Aurobindo, nel lavoro di realizzazione della nuova Coscienza. Quella Coscienza superiore che egli aveva raggiunto oltre i piani della mente e della Sopramente, la “Coscienza di Verità”, attraverso un nuovo potere di coscienza, da lui chiamato “Supermente”, che avrebbe segnato una nuova tappa evolutiva; “L’uomo” diceva infatti Sri Aurobindo “è un essere di transizione. L’evoluzione continua ed egli sarà superato”Il 5 dicembre 1950 Sri Aurobindo lasciò il corpo e Mère, a 72 anni, rimase “sola” a svolgere il lavoro. Sri Aurobindo e Mère avevamo individuato all’interno del corpo una “mente delle cellule”, una “mente solare e immortale” capace di aprire la strada ad un altro essere dopo l’uomo”. L’obiettivo era quello di superare la loro “mortale memoria genetica” in cui si cela il “nodo della vita con la morte”,. “Disfare la memoria delle cellule”… Questo sarebbe divenuto il lavoro di Mère, nel proprio corpo.Proseguiva il suo lavoro in quel laboratorio evolutivo che l’ashram rappresentava, ma soprattutto continuava l’immersione nella “nuova specie”, attraverso il proprio corpo, che cessava di essere un corpo individuale, ma diveniva il corpo stesso della Terra. “È nella frontiera cellulare che si trova la chiave, ovvero il passaggio della morte. E se la trasformazione è possibile in un corpo è possibile in tutti i corpi”. “Sarà proprio il corpo a gettare un ponte tra la vita fisica quale noi la conosciamo e la vita sovramentale che si manifesterà”.

Nel 1952 fondò il Centro Universitario Internazionale Sri Aurobindo con la finalità di sviluppare un nuovo modo di educare, senza certificati, lauree, diplomi. Uno sviluppo educativo non finalizzato alla carriera e al denaro.

Il 9 dicembre 1958 la Madre fu costretta ad interrompere le attività esterne e a ritirarsi nella propria stanza. Ad 80 anni il suo lavoro, il suo “yoga delle cellule” affrontava l’ultimo nodo, sulla frontiera tra la vita e la morte. Dallo stesso anno le sarà vicino quotidianamente Satprem, un giovane bretone sbarcato a Pondicherry dopo mille peripezie, che registrerà per quindici anni, su nastro magnetico, tutte le considerazioni, i commenti, gli sviluppi attorno al suo lavoro, espressi dalla viva voce di lei. Da queste registrazioni, successivamente trascritte, è nata “L’agenda di Mère”, dove , in tredici volumi, è tracciato il cammino attraverso l’incoscienza ed il dolore del corpo alla ricerca della coscienza e della gioia, cammino sviluppato attraverso la liberazione delle cellule dalla loro mortale abitudine, alla ricerca di un passaggio verso un nuovo modo di essere. Il 19 maggio 1973 ci fu l’ultimo incontro di Satprem con la Madre, dopo di che le porte della stanza di Mère vennero chiuse, fino a quando, nel pomeriggio del 17 novembre 1973, il suo respiro cessò. Aveva 95 anni.La Madre fonda la città di Auroville, che vuole essere un esperimento. Una città i cui abitanti si ispirano agli insegnamenti di Aurobindo; una città che vuole essere la città universale, ove uomini e donne di tutti i Paesi siano in grado di vivere in pace e in armonia verso il progresso, al di là delle differenze di fede religiosa, di ideologia politica e di nazionalità. Auroville vuole essere una città di luce, di una coscienza nuova, verso un avvenire di amore, in eterno divenire; un avvenire dove ognuno potrà crescere e svilupparsi spiritualmente individualmente e collettivamente.

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